“L’Adorazione dei Magi” di Leonardo agli Uffizi

Rivelando i segreti dell’artista

Leonardo da Vinci, Adoration of the Magi, Uffizi Gallery.
Fig. 1: Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi, dettaglio, 1481, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Immaginatevi per un attimo di poter viaggiare nel tempo e arrivare nella Firenze del 1481. Visto che siete amici con Giovanni di Amerigo de’ Benci, vi fermate nel suo magnifico palazzo in Santa Croce. Un giorno Giovanni vi introduce in una delle stanze dove vi viene presentato un giovane che sta lavorando su un dipinto. Il pittore è profondamente concentrato sul suo lavoro e a malapena si rende conto della vostra presenza. Giovanni vi presenta all’artista: il suo nome è Leonardo, proviene da un piccolo paesino toscano, Vinci. Sta lavorando su una composizione per i monaci agostiniani del monastero fiorentino di San Donato a Scopeto. Rimanete semplicemente stupefatti dal suo lavoro, perciò iniziate a porre infinite domande a questo giovane, sulla tecnica, sulle sue idee, sul suo modo di lavorare. Lui è molto felice di rispondervi e alla fine vi intrattenete a parlare per ore…

Che sogno! A tutti noi piacerebbe vivere un’esperienza simile e anche se è impossibile tornare al 1481, anche oggi, nel 2018, potete visitare la Galleria degli Uffizi e in qualche modo vedere Leonardo al lavoro. Basta ammirare la sua Adorazione dei Magi e immaginare il pittore seduto lì a disegnare, pensare, cambiare in continuo l’idea di come comporre e costruire il suo lavoro. Voglio raccontarvi la storia di quest’opera davvero unica!

Nel 1481 i monaci agostiniani del monastero di San Donato a Scopeto commissionarono a un giovane pittore, figlio del notaio dei monaci, la pittura di una Adorazione dei Magi per l’altare maggiore della loro chiesa. Questo pittore non è altro che Leonardo da Vinci, figlio illegittimo di Piero da Vinci, un notaio fiorentino.  Piero, che non volle mai riconoscere suo figlio come suo legittimo successore, facilitò la carriera artistica di Leonardo garantendoli un’occupazione e un futuro professionale che gli potessero dare i mezzi per vivere. Fu probabilmente per intermediazione del padre che Leonardo ricevette la commissione per l’altare maggiore di San Donato a Scopeto [1]. Il pittore aveva iniziato a lavorare sulla tavola, preparando diversi studi, trasferendo il disegno sul legno e cominciando a occuparsi dell’ombreggiatura, quando ricevette la chiamata del Duca di Milano, Ludovico il Moro, che aveva accettato Leonardo al servizio della sua corte. Nell’estate del 1482 Leonardo lasciò Firenze alla volta di Milano e la composizione per i monaci agostiniani fu abbandonata, non portata a termine, nella casa di Giovanni di Amerigo de’ Benci nella zona di Santa Croce.


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Quindi anni dopo i monaci ritornano alla loro idea di avere un’Adorazione dei Magi sul loro altare maggiore. Questa volta fu contattato Filippino Lippi, figlio del pittore Filippo Lippi, che dipinse il quadro della sua Adorazione nel 1496. Questa volta i monaci furono soddisfatti e l’opera portata a compimento. Sfortunatamente questa non rimase a lungo nel monastero poiché San Donato a Scopeto fu distrutto nel 1529 quando i fiorentini, preparandosi all’assedio di Firenze da parte dei Medici, liberarono l’area attorno alle mura della città. Il monastero, collocato subito fuori la porta meridionale della città, Porta Romana, fu anche questo demolito. Questa è la motivazione per la quale Firenze perse, in quel periodo, molti dei suoi importantissimi monasteri e conventi, come quello di San Donato a Scopeto o quello di San Gallo, che si trovava di là dalla porta settentrionale della città, Porta San Gallo.

L’opera di Lippi è ora conservata alla Galleria degli Uffizi, proprio come l’Adorazione dei Magi non finita di Leonardo: chi oggi visita la Galleria può, dunque, ammirare e confrontare i due dipinti e studiare le differenze tra queste due differenti visioni artistiche.

Anche se l’Adorazione di Leonardo è rimasta incompiuta, la fama dell’artista permise all’opera di preservarsi dalla distruzione e dall’oblio. Noi sappiamo che già nel 1601 l’opera apparteneva alla famiglia Medici e dalle loro collezione passò alla Galleria degli Uffizi. Nel 2017 il dipinto tornò alla Galleria dopo un complesso restauro e oggi noi possiamo ancora ammirare questo affascinante e intrigante “non finito” e possiamo immaginarci l’artista lì presente con noi, possiamo fantasticare di Leonardo che continua a disegnare e dipingere, ripensare e riconsiderare per sempre, eternamente insoddisfatto delle sue idee, la sua opera.

Osservare attentamente l’Adorazione dei Magi è come entrare nella bottega e nel laboratorio di Leonardo, spiare il processo creativo che dà vita all’opera. Il quadro “non finito” che ci rimane, infatti, rivela molte informazioni sulle tecniche e i metodi di lavoro di Leonardo che mostrano tutte l’approccio peculiare che Leonardo aveva verso le sue opere. Prima di tutto, ciò che possiamo immediatamente notare  è che l’artista usava la superficie della tavola come un quaderno di schizzi. Anche se la composizione venne preparata e elaborata attraverso numerosi disegni preparatori, una volta che passava a lavorare sulla superficie pittorica, Leonardo continuava a lavorare su questa, cambiando o perfezionando incessantemente molti dettagli.

Se si osserva attentamente il quadro e la figura del Gesù Bambino è possibile notare che Leonardo, in un primo momento, aveva disegnato la gamba destra di Gesù rilassata sulle ginocchia di Maria. Non contento della realizzazione, il pittore cambiò idea e aggiunse la posa di Gesù che tira la veste di Maria con il suo piede destro (fig. 1). Questo piccolo dettaglio conferisce alla composizione una maggiore dinamicità e rende la figura di Gesù bambino più vivace e gioiosa.

Leonardo da Vinci, Adoration of the Magi, detail, Uffizi Gallery
Fig. 2: Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi, dettaglio, 1481, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Nella parte alta del quadro, a destra, possiamo ancora notare una piccola sagoma di un elefante (fig. 2), che, nella prima fase di composizione, doveva probabilmente diventare parte della composizione. Nel margine destro del dipinto, invece, si possono scorgere quattro teste di cavallo, che sono un chiaro segno degli studi e cambiamenti continui che Leonardo apportava direttamente sulla superficie del pannello.

Leonardo da Vinci, Adoration of the Magi, detail, Uffizi Gallery
Fig. 3: Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi, dettaglio, 1481, Galleria degli Uffizi, Firenze.

L’Adorazione dei Magi di Leonardo non permette all’osservatore di entrare solo nel processo creativo dell’artista, ma di scontrarsi anche con una scelta iconografica inusuale. Leonardo immaginò una folla di persone raccolta attorno a Maria e sullo sfondo dipinse uno strano edificio in fase di costruzione. Entrambi questi elementi sono del tutto inusuali per questo soggetto rappresentato. Bisogna ammettere che l’interpretazione del significato dell’opera non è affatto semplice. Antonio Natali, un ex direttore della Galleria degli Uffizi, ricollegava il significato dell’adorazione con le idee espresse da Sant’Agostino e con le profezie del profeta Isaia[2]: secondo la sua lettura, la varietà di figure della folla attorno Maria e a Gesù riflettono l’universalità del messaggio dell’Epifania, che manifesta la nascita di Gesù a tutti gli uomini, Ebrei, pagani e barbari, che sono colpiti e mossi nell’animo dall’annuncio dell’arrivo del Salvatore. Questo spiegherebbe, secondo Natali, come mai questa moltitudine di uomini, alcuni contraddistinti dalla barba, appartengono a culture e luoghi differenti: la diversità di aspetto riflette il pensiero di Agostino in merito all’universalità del messaggio dell’Epifania.

Leonardo da Vinci, studio per l'Adorazione dei Magi, Gabinetto Disegni e Stampe, Uffizi
Fig. 4: Leonardo da Vinci, studio per L’Adorazione dei Magi, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze.

Un altro curioso elemento della composizione è l’edificio in costruzione sulla sfondo circondato da scene di battaglia. Sempre secondo Natali, questi dettagli si riferiscono alle profezie di Isaia in merito alla ricostruzione del tempio di Gerusalemme e all’avvento della pace generata dalla nascita del Salvatore (Is 60, 10, 13)[3]. Sembra quindi che a Leonardo sia stato chiesto di dare forma visiva a un preciso messaggio teologico sul carattere universale della manifestazione della natura divina di Gesù: i monaci vollero probabilmente mostrare che l’Epifania portò la pace sulla Terra e far risorgere dalla rovina antichi templi e religioni.

Il dipinto di Leonardo, come sappiamo, non venne mai finito e anche la versione di Filippino Lippi dell’Adorazione dei Magi è rimasta nel monastero solo trentatré anni. Anche se l’assedio di Firenze comportò la distruzione del monastero di San Donato a Scopeto, le opere di Leonardo e Lippi sono sopravvissute fino a noi e noi possiamo ammirarle entrambe alla Galleria degli Uffizi.

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[1] A. Cecchi, L’Adorazione dei Magi di San Donato a Scopeto e le altre commissioni non soddisfatte da Leonardo, in: Il cosmo magico di Leonardo. L’Adorazione dei Magi restaurata, Firenze, 2017, pp. 28-29.

[2] A. Natali, La predizione d’Isaia. Una trama per l’Adorazione dei Magi di Leonardo, in: Il cosmo magico, op. cit., pp. 17-25.

[3] Ibidem, p. 24.